Pomodori Rossi - Fondi - Latina - Vaccaro Gino i fondi rossi di louboutin

Vaccaro Gino

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Ciliegino

pomodoro ciliegino

Questo tipo di pomodoro sviluppa i suoi frutti a grappoli ed ogni grappolo può avere fino a venticinque pomodorini. I frutti di questo ortaggio si presentano rotondi, di colore rosso vivo, con un gusto dolciastro e sono molto usati in cucina per preparare insalate ma anche da magiare da soli.

Datterino

datterino

Pomodorini a grappolo adatti per preparazioni di sughi espressi con olio extravergine aglio e aromi oppure per dare gusto e colore a insalate miste. Frutti piccoli di forma allungata dal peso dai 20 ai 40 grammi, buccia spessa e polpa consistente, il gusto ha un giusto equilibrio tra acidi e zuccheri. La raccolta si fa quando tutti i frutti del grappolo hanno virato al rosso.

Pixel

pixel pomodoro

Il Pomodoro Pixel è un pomodorino di piccole dimensioni a grappoli di 8-12 frutti del peso di 30-50 grammi ciascuno ottimo per preparare salse, il grappolo, che spesso ricorda un bel grappolo d’uva in quanto a ricchezza dei frutti, può essere conservato appeso in luogo aerato per diverse settimane, mantenendo intatte le sue caratteristiche di gusto e profumo. Il pomodoro Pixel presenta un alto contenuto di fibre, un buon grado zuccherino e un buon contenuto di carotenoidi. Elevato il contenuto di proteine e di vitamina C, buono il contenuto di licopene.

San Marzano

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Il pomodoro San Marzano è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per le sue caratteristiche, che vengono esaltate dalla trasformazione in “pelato”. La presenza di una serie di fattori concomitanti quali: il clima mediterraneo e il suolo estremamente fertile e di ottima struttura, l’abilità e l’esperienza acquisita dagli agricoltori dell’area di produzione nel corso dei decenni, ha contribuito al suo successo nel mondo, coronato, nel 1996, dal riconoscimento dell’Unione Europea come D.O.P.

Ramato

Ricco di vitamine e sali minerali, esercita sull'organismo un'azione disintossicante e antiurica. Possiede un elevato contenuto di licopene, pigmento responsabile del colore rosso vivo, che riduce i problemi cardiovascolari e i rischi di cancro alla prostata ed allo stomaco.

Piccadilly

Pianta di pomodoro ibrida a a portamento indeterminato, mediamente vigorosa e elevata produttività. I pomodori sono ovaleggianti e del peso medio di circa 30 gr., sono caratterizzati da un eccezionale carattere di dolcezza e sapidità abbinato ad una eccellente consistenza e tenuta post-raccolta. Anche il colore rosso intenso e brillante concorre a rendere il Piccadilly particolarmente attraente per il consumatore. Può essere raccolto a grappolo rosso o a frutto singolo. Il Piccadilly è molto apprezzatato in cucina per la sua facilità di preparazione delle salse, in quanto può essere frullato o passato con tutta la buccia.

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Vini rossi, i magnifici 13

17/01/2015 | di Luciano Ferraro


Le casse di Sassicaia nella Tenuta San Guido

Toscana batte Piemonte 11 a 2. Ogni anno Cesare Pillon, decano del giornalismo sul vino, incrocia grappoli, bicchieri e voti della principali guide italiane e li trasforma in una classifica dei vini rossi. I punteggi delle guide, con un calcolo matematico, vengono resi omogenei. I giudizi sono quelli delle squadre di degustatori di Gambero Rosso, l’Espresso, Veronelli, Bibenda, Vitae, Daniele Cernilli, Luca Maroni (7 guide, l’anno scorso erano 5, le nuove sono Vitae dell’Associazione sommelier e Cernilli).

La classifica  viene pubblicata da “Gentleman”, magazine di Class editore,  del giornalista (e produttore di vino) Paolo Panerai).  Poi c’è una super classifica, che anticipiamo: mette assieme sia i voti delle guide italiane sia quelli dei critici americani di Wine Spectator e Robert Parker. Il risultato è un dominio toscano totale, in cui riescono  a insinuarsi solo i Barolo di Luciano Sandrone e di Claudio e Guido Fantino Conterno.

Al primo posto un grande classico internazionale, il Sassicaia 2011 della Tenuta San Guido (punteggio 861,5), SuperTuscan di Nicolò Incisa della Rocchetta (l’anno scorso si era piazzato al secondo posto dietro il Masseto di Tenuta dell’Ornellaia).  Quest’anno al secondo posto c’è un vino che viene dalle terre del Chianti Classico, i Sodi di San Nicolò 2011 (838,5) di Castellare di Castellina (l’azienda di Panerai), che precede il Tignanello 2011 di Antinori (836). Trionfo toscano anche nei posti successivi al podio: al quarto  il Brunello di Montalcino 2009 di Biondi Santi (824,5) della Tenuta Il Greppo, ora guidata da Jacopo Biondi Santi dopo la morte del padre Franco. Al quinto un altro Brunello di Montalcino, il Riserva 2008 Poggio di Sotto, azienda acquistata da poco da Claudio Tipa di ColleMassari.

LA CLASSIFICA

1: Sassicaia 2011, Tenuta San Guido, Toscana: 861,5

2: I Sodi di San Niccolò 2011, Castellare di Castellina. Toscana: 838,5

3: Tignanello 2011, Antinori, Toscana: 836

4: Brunello di Montalcino 2009, Biondi Santi, Toscana: 824,5

5: Brunello di Montalcino Riserva 2008, Poggio di Sotto, Toscana: 822

6: Guidalberto 2012, Tenuta San Guido, Toscana: 810

7: Barolo Le Vigne 2010, Luciano Sandrone, Piemonte: 817,5

8: Rosso di Montalcino 2010, Biondi Santi,Toscana: 803,5

9: Brunello di Montalcino Poggio alle Mura 2008, Castello Banfi, Toscana: 802

10: Chianti Classico Riserva 2011, Brancaia, Toscana: 800,5

11: Brunello di Montalcino Vigna delle Raunate 2009, Mocali, Toscana: 799,5

12: Barolo Sorì Ginestra 2010, Conterno Fantino, Piemonte: 757,5

13: Cepparello 2011, Isole & Olena, Toscana: 747,5

 

Ecco la classifica con i voti italiani

 

Tag: Biondi Santi, Brancaia, Castellare di Castellina, Castello Banfi, Cesare Pillon, Conterno Fantino, Gentleman, Isole & Olena, Luciano Sandrone, Marchesi Antinori, Mocali, Paolo Panerai, Sassicaia, Tenuta San Guido




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brulll 19 gennaio 2015 | 10:50

ma non avevamo 20 regioni?? Non c’e’ nulla da fare, l’italia e’ l’italia……….

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MARCOLUIS 19 gennaio 2015 | 10:55

Biondi Santi, Banfi, Sandrone, Antinori… il solito Sassicaia… ma siamo sicuri che questi siano veramente i migliori ?!?!

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Lettore_405985 19 gennaio 2015 | 11:01

Certo come no. Annata spettacolare a Barolo (2010) e annata scarsa a Montalcino (2009), qualche Chianti in annata normale più i soliti horror-wine scopiazzati dai francesi e gli viene fuori “Toscana batte Piemonte 11 a 2”. Come no.

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eliostra 19 gennaio 2015 | 11:10

DOVREBBERO PRESENTARE AI ‘COSIDETTI INTENDITORI’ DELLE BOTTIGLIE ANONIME, CON SOLO UN NUMERO, SCONOSCIUTO ALLA ‘GIURIA’. NE VEDREMMO DELLE BELLE ! elio strazzabosco

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FabioPanci 19 gennaio 2015 | 11:45

Nulla da eccepire su alcuni di questi vini, ci mancherebbe, ma l’Italia dei vini rossi non si può fermare solamente a Toscana e Piemonte… Chiederei un pò di coraggio in più alle varie Guide, andando a scovare piccoli gioielli anche al Sud, Taurasi e Cirò ad esempio, altrimenti ogni anno anzichè comprare le nuove edizioni potremmo utilizzare sempre le stesse limitandosi ad aggiornare solo le annate dei vari vini…

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Venezia mia 19 gennaio 2015 | 11:54

Ci sono vini d’élite ed i vini di giusto prezzo che la gente comune beve.
Sono quelli che interessano anche perché si scopre che esiste una scelta anche geografica molto più vasta.

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Lettore_3147464 19 gennaio 2015 | 12:26

ma che bell’articolo pubblicità! senza i vini di puglia e sicilia, cosa fanno al nord? parliamo qualche volta dell’uso di vini da taglio e dell’arricchimento… troppi blasoni…

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Lettore_10812488 19 gennaio 2015 | 12:40

Guardate che il titolo e la classifica dei 13 si riferisce ai voti italiani più quelli americani, la lista sotto si riferisce ai voti delle guide italiane più conosciute, parziali anche quelle ma non molto meglio (terzo posto per Fino ad esempio, pugliese).
quindi attenzione a parlare in modo qualunquista di “soliti italiani” e “soliti noti/regioni” :)

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jolly79 19 gennaio 2015 | 13:06

ma certo,come no!barolo monfortino conterno neache menzionato,brunello soldera non pervenuto,montevertine????come al solito sassicaia al primo posto,ma per favore!!!!!

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AD6152 19 gennaio 2015 | 13:11

Mah…che strane classifiche e si che in Italia ci sono dei vini neri migliori di quelli elencati,sembra una pubblicità per la Toscana.

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Albatros1175 19 gennaio 2015 | 13:20

I sapori toscani sono molto diversi da quelli piemontesi. Nulla togliere a quelli toscani, io personalmente preferisco quelli piemontesi.
E poi mi sembra come dire se è meglio la coca o l’aranciata.
Inoltre mi sembra strano che non compaiano vini tipo Amarone, Turriga e Sagrantino… Sembra la classifica dei vini più conosciuti a livello mondiale piuttosto che quelli davvero eccelsi.

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Rickyps971 19 gennaio 2015 | 13:31

Il Tavernello in che posizione si è piazzato?

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Sergio45 19 gennaio 2015 | 13:36

Sarebbe stato opportuno mettere accanto ai vini votati anche i prezzo di mercato di ciascuno , per avere un’idea del rapporto qualità/prezzo !

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giesse2013 19 gennaio 2015 | 14:04

Fortunatamente, indipendentemente dalla classifica che potrebbe essere stilata con criteri migliori, ogni buongustaio, in base ai propri gusti e alla propria volontà di spesa, puo’ scegliere di bere vini di buona qualità, indipendentemente dal nome altisonante e di qualunque provenienza…Complimenti, comunque, alla Toscana!!!

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MarsilioPadova 19 gennaio 2015 | 14:28

Forse i commentatori-intenditori dovrebbero leggere con più attenzione il testo, e smetterla di proporre il vino, sicuramente ottimo, che ovviamente in classifica non c’è.
Una classifica, come quella proposta, è una media di votazioni. Ne sapete di più? Ottimo, perché è un campo in cui fare impresa è ancora possibile. Buona fortuna!

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Buongustaio 19 gennaio 2015 | 14:36

Ho scoperto il Chianti classico Brancaia su una recensione di http://www.vinadvisor.it
Effettivamente buonissimo, costo a parte! :)

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giovesinho 19 gennaio 2015 | 14:47

Anche se ultimo in classifica sono felice per il Cepparello! Ricordo il 2001, stappato nel 2007, di grande eleganza.

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Rapunzel 19 gennaio 2015 | 14:56

Sono una bevitrice occasionale , quando devo acquistare un buon vino mi piacciono Sassicaia , Chianti , Brunello , Barolo e Amarone , ma questi vini li avrei lasciati tutti sullo scaffale dell’enoteca , visto che mi é stato detto da un sommelier di cui mi fido che i grandi rossi devono essere invecchiati almeno 10 anni per essere apprezzati , e del 2004 – 2005 non ne vedo .

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MASSIMO BALLESTRA 19 gennaio 2015 | 15:06

Mi pare di non vedere tra i primi il Brunello di Montalcino di Case Basse di Soldera….un vero peccato.

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Lettore_2835432 19 gennaio 2015 | 15:45

solo Toscana e Piemonte????…..:-/ non penso proprio……….

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MarinaDacqua 19 gennaio 2015 | 16:24

Si parla di GRANDI ROSSI, forse solo il Veneto dovrebbe figurare grazie all’Amarone, ma altre regioni che producano GRANDI ROSSI non ce ne sono.

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angelotola 19 gennaio 2015 | 16:24

OK! Tuttavia mi sorprende che non vengano mai menzionati gli eccellenti rossi della Valtellina in vetta ai quali spicca lo Sfurzat e poi i fratelli minori: Inferno, Sassella ( in particolare le etichette “riserva”)

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coulthard 19 gennaio 2015 | 17:24

Mi sembra di assistere all’ ennesima edizione della fiera delle vanita’…se la suonano e se la cantano da soli …
Buona bevuta!

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Lettore_440103 19 gennaio 2015 | 17:28

Mi sembra la solita classifica come le Bandiere Blù.

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qroberto 19 gennaio 2015 | 18:32

Il Lagrein Taber riserva 2012 della cantina di Gries (Bolzano)( 17° a parimerito nella graduatoria) è un grandissimo vino che ha, per ora, un prezzo assolutamente ragionevole.

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Lettore_6015153 19 gennaio 2015 | 18:55

Il vino in una sola parola “Terroir” (territorio) , i palati sensibili ne scoprono profumi e sapori incredibili , ma pare comunque sospetto che siano quasi tutti Toscani.

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francorosso 19 gennaio 2015 | 21:09

Io preferisco il Chianti Classico gallo Nero.

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gpl 19 gennaio 2015 | 22:49

mi permetto di sorridere a queste classifiche ridicole. Prima di tutto si dovrebbe definire e dire chiaramente i criteri in base ai quale le classifiche sono stilate: il gusto è molto personale. In secondo luogo si dovrebbe capire chi siano concretamente e che collegamenti economico e di interessi abbiano questi super-giudici e con chi, per poter capire, in base ai criteri trasparenti come detto sopra,la classifica. Infine non stupisce che i toscani vincano. Oggidì i cosiddetti supertuscan sono vini di stile nordamericano con il plus di essere prodotti in una bella regione come la toscana. Quindi vini ruffiani senza tipicità. I toscani non supertuscan, dopo la decisione del consorzio del chianti di avere chianti dal 2000 in poi prodotti quasi esclusivamente con sangiovese, sono diventati dei mini-brunello che a loro volta (i brunelli) sono diventati degli pseudo-nordamericani….. Quindi mi permetto di dire che queste graduatorie, come i top 50 ristoranti e simili, sono bufale di nessun valore aventi lo scopo di far parlare e magari alzare il prezzo. Per quello che vale sono somelliere FISAR dal 1975 e apprezzo i vini da oltre 50 anni.

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Lettore_2756071 20 gennaio 2015 | 09:54

Mi sembra evidente che il meccanismo adottato penalizzi le guide con voti meno granulari rispetto alle quide con voti in centesimi. Perchè è ovvio che di vini con 3 bicchieri o cinque grappoli ce ne sono tanti (alcuni più buoni degli altri ma la guida non lo dice), mentre di vini con 98 molti meno… Inoltre c’è il problema dei vini che non sono stati votati da tutte le guide… Senza contare che non tutte le guide hanno la stessa credibilità e profondità (in termini di numero di vini). Insomma lascia il tempo che trova…. D’altra parte lo dice il risultato: chiunque è un appassionato non si ritrova in un risultato così squilibrato per la Toscana, che anzi ultimamente non brilla così spesso ancorata ai vini internazionalizzati

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zerotto 21 gennaio 2015 | 10:05

Se i buoni vini in Italia fossero ridotti a due sole regioni saremmo messi veramente male. Classifica superfuffa!!!

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g.p. 21 gennaio 2015 | 17:36

Per come è costruita, la classifica assegna un “signoraggio” esagerato alle due fonti americane. Per stare in vetta è infatti necessario che un vino sia valutato dal maggior numero di guide possibile, visto che la classifica è costruita sommando i singoli voti. Mentre i più importanti vini italiani sono presenti nella maggior parte delle guide nazionali, sia pure con sorprendenti eccezioni, la critica americana è interessata soprattutto ai cosiddetti “Supertuscan”. L’anno scorso, per esempio, tra i primi 32 rossi della classifica basata sulle guide italiane solo 8 erano valutati da entrambe le fonti americane, quindi potevano aspirare al “superpodio”. Guarda caso, 7 erano toscani (i soliti Masseto, Sassicaia, Ornellaia ecc., con il Brunello di Biondi Santi come unico non-Supertuscan) e uno piemontese (un Barolo di Giacosa). Quest’anno probabilmente la copertura da parte delle fonti americane è stata ancora inferiore, dato che tra i “super 13” vengono ripescati due vini che nella classifica basata sulle guide italiane stanno tra la 94ma e la 100ma posizione…
Comunque anche la classifica basata sulle sole guide italiane è distorta perché, basandosi sulla somma dei voti, assegna alle singole guide un “potere di veto” esagerato. Pesa in particolare l’anti-piemontismo della guida Maroni, ricambiato da una fetta di produttori che non le manda i campioni, con l’effetto di penalizzare questa regione nei confronti della Toscana. E’ clamoroso il caso del Barolo Ris. Vigna Rionda 2008 di Massolino, che sulla base dei voti assegnati dalle altre guide italiane quest’anno sarebbe il primo della classifica nazionale davanti al Sassicaia, mentre a causa dell’assenza dalla guida Maroni scivola in 83ma posizione.

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VINO VERITAS 28 gennaio 2015 | 10:59

O che belle queste classifiche… tutti a parlar di vino e nessuno con il bicchiere in mano!
Leggiamo assieme. “I punteggi delle guide, con un calcolo matematico, vengono resi omogenei”… bene e chi li dà questi punteggi? un’automa? Eccolo la soggettività che tenta di essere mascherata!
Poi….
“La classifica viene pubblicata da “Gentleman”, magazine di Class editore, del giornalista (e produttore di vino) Paolo Panerai”… Sicuramente sarà obbiettivo, visto che l’editore produce vino?!?!?!
Interi vigneti e regioni italiane abbandonate a se stessi, perché non hanno abbastanza “blasone” per esser valutati da statunitensi che fino all’altro ieri tracannavano birra e coca cola…. e vogliamo farci insegnare da loro? Povero enomondo italico!

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Lettore_928511 28 marzo 2015 | 17:09

Ma i vini Pugliesi dove stanno????

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Lettore_11602894 16 giugno 2015 | 14:36

Mi stupisce che non ci sia neppure un Pinot Nero!
In Italia ce ne sono alcune espressioni molto interessanti, specialmente in trentino e alto adige!







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